Anche il cibo può influenzare il DNA

La celebre asserzione del filosofo Feuerbach “Siamo quello che mangiamo” non era poi così banale. Il cibo, infatti, influenza la nostra salute e persino la genetica può alterare i processi molecolari, la struttura del DNA, l’espressione genica e il metabolismo, innescando l’inizio, lo sviluppo, la progressione della malattia. A spiegarlo è la nutrigenomica, o genomica nutrizionale, la scienza multidisciplinare che studia le correlazioni tra genetica, nutrizione, fisiologia, patologia, biologia molecolare.

I cibi, con i loro nutrienti, possono alterare l’espressione dell’informazione genetica e, viceversa, la variabilità genetica può agire, tramite alterazioni delle vie metaboliche, sui nutrienti. Questo spiega perché ognuno di noi reagisce diversamente alle malattie. Il legame tra le malattie croniche come la sindrome metabolica e la dieta della donna durante la gestazione sta diventando un importante settore di ricerca. Recenti studi hanno evidenziato che l’alimentazione della madre può determinare, nel nascituro, l’insorgere di alcune patologie che potranno svilupparsi in età adulta. Ed è per questo che fornire nutrienti adeguati durante le prime fasi di sviluppo in utero è molto importante per la salute del bambino che nascerà. Nei primi mesi di gravidanza, o addirittura prima, è fondamentale, ad esempio, il giusto apporto di acido folico per evitare l’insorgenza di importanti difetti del tubo neurale. Alcuni studi sui farmaci evidenziano l’importanza delle interazioni genotipo-ambiente, dimostrando come la variazione genetica individuale possa avere un’influenza sull’efficacia di un farmaco e sugli effetti collaterali. Considerazioni che adesso possono essere estese anche al campo della nutrizione.